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Teatro Arte e Spettacolo Scarl






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Note di sala concerto 18.07.2010 "Musica al Castello" a cura di Carlo Todeschi



Locandina





Note al programma:


Johann Sebastian Bach:

Sonata n.3 in Do maggiore, BWV 1005 3 Largo , 4 allegro assai;

Sonata n.1 in sol minore, BWV 1001 1 Adagio , 2 Fuga ;

Partita n.2 in re minore, BWV 1004 3 Sarabanda, 4 Giga, 5 Ciaccona.



Oggi non è un problema di facile soluzione sapere in quale effettiva epoca Johann Sebastian Bach(1685-1750) concepì le tre sonate e tre partite (BWV 1001 – 1006).



Anche la denominazione di Sonten und Partiten apparve solo nel 1908 all’epoca della pubblicazione dell’edizione Bote & Bock di Berlino curata da Joseph Joachim.



Il titolo originale sarebbe “Sei Solo a Violino senza Basso accompagnato, Libro primo, da Joh: Seb: Bach. Ao.1720.

” In realtà questa indicazione temporale non sta ad indicare l’anno di composizione dei brani, bensì solamente la predisposizione in quel preciso anno di un primo quaderno cui avrebbe dovuto, evidentemente, seguirne un secondo, in vista di un’ipotetica pubblicazione che, vivo Bach, non avvenne mai.



Gli studiosi Bachiani ipotizzano che la composizione dei brani risalga agli ultimi anni del periodo di Weimar (1708-1717)con la previsione di impiegarli in contesti ben diversi da quelli cui la pratica concertistica odierna ci ha, ormai da tempo inenarrabile, abituati, ad esempio in chiesa, al momento della Communio.



Sono composizioni caratterizzati dall’uso di una tecnica altamente virtuosistica che evidentemente presupponeva la presenza di un esecutore dotato di starordinarie capacità esecutive.



L’esegesi bachiana ipotizza che tra i destinatari di questa raccolta possano celarsi i nomi del violinista Johann Georg Pisendel (1687 – 1755), oppure Joseph Spiess (m.1730) direttore dell’Orchestra di Corte a Köthen .




Federigo Fiorillo (1753 – 1823)

Capriccio n. 28;

Nicolò Paganini (1782-1853):

Capriccio n.16, Capriccio n.20, Capriccio N.5 ecc.

Nella letteratura violinistica , e non solo in quella,a cavallo tra 18° e 19° secolo e per tutto il corso di quest’ultimo, il confine tra la didattica e l’arte - propriamente detta - non è così netto come ci si potrebbe aspettare.

A volte appare in tutta la sua evidenza il fine didattico e formativo che poi va a condizionare il materiale musicale, ma a volte nell’intenzione dell’autore il lavoro nasce come opera d’arte, ma è tale l’importanza da un punto di vista tecnico che l’opera assume poi, necessariamente, un ruolo fondamentale in ambito didattico.

Spesso accade che di certi autori importantissimi nella letteratura didattica dello strumento,arrivino a noi poche e incerte notizie di tipo storico – biografico e questo è il caso di Federigo Fiorillo nato a Braunschweig nel 1753 figlio del napoletano Ignazio Fiorillo(1715–1787), Maestro di Cappella di Carlo I, Duca di Bassa Sassonia.

Di lui sappiamo poche cose,sappiamo di una sua presenza a Parigi intorno al 1785, e a Londra nel 1788.



Muore probabilmente nel 1823.

Ma se poche sono le informazioni biografiche, grande è l’impatto lasciato dai suoi “Studi per Violino in 36 Capricci” soprattutto a partire dalla metà del 19° secolo quando vengono pubblicati a Lipsia nella revisione di Ferdinand David.



Questi Capricci sono considerati importantissimi nello studio preparatorio al virtusimo della mano sinistra e all’uso dell’arco nei capricci di Rode e Dont e poi di Paganini stesso.

Il capriccio n. 28 è dedicato allo studio dei vari colpi d’arco possibili applicati su velocissime quartine di sedicesimi in cui si alternano il legato e lo staccato,in tutte le sue sottospecie.

Ma sarà con Nicolò Paganini (1782-1840) che la tecnica dello strumento arriverà al suo apogeo storico tramite alcune fondamentali innovazioni come l’uso continuo e alternato di suoni acuti ed acutissimi, lo sfruttamento di tutte le risorse timbriche possibili nell’uso di una sola corda, la creazione di una tecnica degli armonici semplici, doppi, naturali e artificiali,impiego di successioni continue di terze , seste, ottave e decime, del tremolo, del pizzicato della mano sinistra, più svariatissimi colpi d’arco.

Ecco quindi che i 24 Capricci op.1, significativamente “dedicata alli artisti” costituiscono il campo d’azione di tutte queste tecniche, fatta eccezione per gli armonici.

Naturalmente il lascito paganiniano influenzò tutte le scuole violinistiche europee successive, come quella franco – belga di cui Eugene Ysaye (1858-1931) , allievo di Weniawski e Vieuxtemps, fu il massimo rappresentante.

Con le sue sei sonate op. 27 per violino solo non volle solamente creare un omaggio a Bach, ma pensò di dar vita ad un linguaggio violinistico innovativo basato sulle conquiste armoniche nella musica europea da Wagner a Debussy.

In esse si susseguono in continuazione scale esafoniche,scale di quarte e di quinte consecutive, cromatismi e combinazione inusuali.

Anche lo spagnolo Pablo de Sarasate (1844-1908) fu in realtà un prodotto della scuola francese, in particolare della prestigiosissima classe parigina di Jean Delphin Alard .

Con lui, però, ci troviamo di fronte ad un linguaggio ostentatamente virtuosistico e d’effetto spesso esteriore, che però gli diede modo di creare brani che ebbero una grandissima attrattiva sul pubblico europeo e nord-e sud- americano di fine ottocento e primo novecento.


Carlo Todeschi

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